Paura e coraggio ai tempi di Covid19

Paura e coraggio ai tempi di Covid19

Mentre scrivo , 26 marzo 2020, i contagi in Lombardia aumentano , tra accuse di “vergognose speculazioni sui tamponi” e accorati appelli a cambiare strategia lanciati dai centri più colpiti, in particolare Brescia e Bergamo.

Da una parte la Regione che sostiene di seguire pedissequamente i protocolli OMS quindi, semplifico, niente tamponi a caso. Dall’ altra noi, in casa, in chat o videochiamata ci contiamo, letteralmente, ogni giorno.

Ogni giorno riceviamo conferma che nella nostra rete ci si ammala senza certezza di diagnosi . I sindaci lo sanno, trovano riscontro e condividono un senso di impotenza che si sta trasformando in indignazione anche tra la popolazione. Per gli errori, per i ritardi, l’incapacità di lettura reale. Dietro i numeri ci sono persone, lo sanno anche in Regione.

La lotta è tra chi dimostra più paura o più coraggio. La paura di sbagliare in Lombardia o il coraggio di andare oltre come in Veneto e Toscana , ad esempio. Quest’ultima da oggi ha attivato protocolli per tamponi “drive in” per asintomatici per aggredire la rete del contagio .

Certo non hanno le dimensioni della Lombardia ma mi chiedo, ci chiediamo in molti perchè Brescia, Bergamo e tutti gli altri focolai lombardi non meritano un’attenzione maggiore, visto che più fonti ipotizzano attraverso modelli matematici un contagio reale almeno 4 volte più superiore.

Ho imparato a misurare l’emergenza contando le sirene delle ambulanze. Non sono diminuite, anzi.

Le testimonianze che ho raccolto finora tra gli abitanti della “terra di mezzo”si assomigliano tutte.

Non è semplice contattare il medico di base dato il numero elevato di richieste e il fatto che, in alcuni casi, si è ammalato. Quando ci riesci , ascoltati i sintomi ti dice che è probabile covid19 ma niente tampone. Sei ufficialmente segnalato , monitorato ogni uno-due giorni , divieto assoluto di uscire. Sei ufficialmente in quarantena e improvvisamente scopri che controllare il respiro diventa una priorità. Sai che tutto può precipitare molto in fretta ma forse no, forse il sistema immunitario farà il suo dovere. Attivi la tua rete perché hai bisogno di tutto: farmacia, alimentari in primis .

La solidarietà fortunatamente non manca . Manca il contatto, il conforto di un abbraccio.

Tu dentro e loro fuori, sani  forse si forse no, magari solo asintomatici. E ti chiedi se dopo gli ospedali non siano i supermercati e le farmacie i luoghi a più alta carica virale.

Ti chiedi come ne usciremo e il mantra #andràtuttobene inizia ad avere un suono beffardo.

Ti chiedi cosa succederà finita la tua quarantena.

Chi certificherà che puoi riprendere la vita sociale, rientrare semplicemente in ufficio, oppure lavorare in smart working? E se non vivi da solo e contagi i familiari si riparte da zero.

Abbiamo tempo? L’isolamento ce lo concede? questo virus ci obbliga a mantenere il focus . Se malgrado le misure adottate il contagio scende e sale e c’è consapevolezza che le misure adottate non bastano a governare l’epidemia è doveroso, con umiltà, affrontare la paura e avere il coraggio di trovare nuove strategie e nuovi protocolli.

Cominciamo con il conteggiare, semplicemente, “la terra di mezzo” dei “probabili contagi” tramite i medici di base, mappiamo e seguiamo la rete di relazioni per bloccare il contagio .

Se il contagio si allarga aumentiamo i tamponi o predisponiamo altri esami. Facciamo scelte coraggiose e flessibili oppure non facciamo nulla ma ciascuno si assuma le proprie responsabilità affrontando le conseguenze.

Per favore nessuno si nasconda dietro i protocolli OMS o le curve in diminuzione . A volte vincono l’intuito e il buon senso. Questo ha salvato il paziente 1.

Politici per favore non rendete vano il sacrificio di una intera comunità e di intere generazioni.

E quando questo tsunami avrà avuto pietà di noi ricordiamoci nella ricostruzione di investire in Prevenzione e in una maggiore e più efficace pianificazione della Sanità Territoriale .

approfondimenti

OMS info covid19