CASO COPAN: LEZIONI NELL’ERA DEL CORONAVIRUS

CASO COPAN: LEZIONI NELL’ERA DEL CORONAVIRUS

È spiaciuto a tutti i bresciani, e non solo, leggere le ingiuste e disinformate parole diffamatorie scritte su alcuni quotidiani nazionali contro l’azienda bresciana Copan.
È spiaciuto molto anche a noi di Piattaforma civica, che nel 2014 – nella seconda edizione della “Notte degli eroi”– avevamo ospitato Stefania Triva, già al vertice di un’azienda che fin da allora, grazie anche al suo compianto fratello Daniele, era leader mondiale nel settore biomedicale.
Ci parlò di coraggio d’impresa, di frontiere nella ricerca scientifica applicata (Parco Scientifico Futura), di impresa responsabile e di attenzione al welfare aziendale (Associazione Peter Pan).
Come ci sembra giusto oggi dare spazio e voce alla ferma e doverosa risposta di Copan a “Repubblica”, così ci sembrò giusto allora dare spazio e voce all’eroismo quotidiano di chi come loro, in un’epoca mai conclusa di cessioni di imprese locali eccellenti a soggetti stranieri capaci di fare offerte irresistibili, seppero invece resistere. Salvando così se stessi e il proprio tesoro: un’azienda costruita con ingegno e fatica, i posti di lavoro dei propri dipendenti, l’orgoglio personale e collettivo di poter continuare a condurre nella propria città un’impresa sana e sanamente profittevole, non soltanto nei numeri del bilancio.
Solo nell’«era del coronavirus» molti stanno iniziando a capire alcune cose fondamentali che evidentemente, però, qualcuno sa da sempre. E cioè che c’è qualcosa “oltre”, per cui vale davvero la pena sacrificare molto o anche tutto di sé. Che sia la vita di un anziano, per salvare la quale infermieri e medici rischiano la propria gettandosi nelle fiamme di reparti infetti e facendo come da sempre il loro dovere, o che sia la rinuncia al tornaconto immediato per sfidare il futuro, o la rinuncia alla comodità del momento per ottenere qualcosa in più: in questi giorni anche semplicemente la scelta di “restare a casa” per non mettere in pericolo la salute degli altri e il bene di tutti.
L’era del coronavirus rinnova allora, pur se duramente e tragicamente, un’antica lezione, che è la chiamata a scegliere ogni giorno di vivere in modo “pieno”, e cioè cosciente e responsabile, la propria vita, qualunque vita, nella consapevolezza della sua natura tanto incredibilmente miracolosa, quanto inesorabilmente fragile.
Per trovarsi pronti a passare il testimone ricevuto a qualcuno che lo dovrà raccogliere e portare avanti.
Per trovarsi pronti quando alla fine, comunque arrivi (e che comunque arriva), ci accadrà di guardare negli occhi chi ci starà intorno, se avremo avuto la grazia di poter avere intorno  chi ci ama, e ci renderemo conto che quello per cui valeva la pena di vivere è solo nel patrimonio di opere compiute, doveri adempiuti, esempi lasciati che ci possano rendere degni della loro gratitudine e della loro memoria.