Rettore: i candidati a confronto (1/3)


Scritto da administrator | mercoledì, 27 aprile, 2016


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Verbali brevi dell'incontro tra i candidati alla carica di Rettore dell'Università di Brescia

La formula era quella di tre domande a testa per tre minuti di risposta.
Un incontro davvero intenso e pieno di progetti e visioni per la nostra Università, molto il materiale che cercheremo in questi giorni di mettere a disposizione sul blog e nei prossimi giorni pubblicheremo la video registrazione dell'incontro.
 

Introduce Francesco Onofri
Ringraziamenti a candidati moderatore e Arenghi
Occasione importante per noi che l’abbiamo organizzato per rinnovare il senso della nostra presenza civica, che ci chiama all’approfondimento dei temi rilevanti per la nostra città.
È importante questo tema perché sono due i poli referenti che firmano la crescita di una città: il polo monumentale e la ricerca e l’università.
La trasmissione del sapere è fondamentale per la crescita della città.
Il titolo non è casuale: è urgente il bisogno di ingegni per il risanamento ambientale, dell’economia, di giuristi formati, di benessere e salute.
Le visioni della nostra accademia devono coniugarsi nella visione della città, della polis, perché la polis è il terreno dove crescono le radici dell’università.
La vicenda elettorale non è interna all’accademia.
La qualifica di magnifico rettore non è solo un nome aulico, è un compito: deve fare grandi cose. L’etimologia rectus evoca le rettitudine e le vie diritte da seguire. Desideriamo conoscere quali diritte vie intende percorrere per far diventare più nobile università e città.
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Il primo confronto pubblico tra i i candidati rettori dell’Università di Brescia si apre col giudizio sui sei anni che ci lasciamo alle spalle, sull’operato del Prof. Pecorelli e sulla scelta di caratterizzare il nostro ateneo come università tematica (vedi qui)
Massimo Tedeschi, al quale vanno i nostri ringraziamenti, chiede ai candidati quali elementi di continuità e di discontinuità porteranno nel loro programma.

Gianpaolo Beretta
“Diversamente da quanto apparso sui giornali la mia candidatura non era annunciata…”, il professore entra subito in tackle raccontando di aver vissuto sensazioni quotidiane di disagio in questi sei anni, di cattiva amministrazione, di politica del “divide et impera”… la sua candidatura è il tentativo di dare sfogo a un libero dibattito, finora assente.
La sua linea è quella di creare sì benessere e salute, ma dell’ateneo, di tutti quanti vi lavorano o studiano, di tutti non solo di una facoltà. Parla di solidarietà, di persone, dell’orgoglio di appartenere a un’istituzione, quale l’Università che ci aveva lasciato in eredità il prof. Preti.
Principale obiettivo: mai favorire ma far crescere con armonia, far lavorare bene ogni dipendente ed aumentare la credibilità scientifica.

Rodolfo Faglia
Ricorda con emozione che trent’anni fa si trovava sul palco per esporre la sua tesi e sente la stessa tensione di esser sottoposto a giudizio anche oggi, seppur da un altro punto di vista.
Nel suo programma elettorale non si parla tanto di continuità o discontinuità, quanto di evoluzione a seconda degli aspetti.
La sua azione sarà discontinua su due temi precisi: lo schema della governance e i metodi di gestione dell’ateneo. Sarà fondamentale la presenza assidua del rettore con deleghe forti su tematiche specifiche. D’altro lato la tecnostruttura deve essere soddisfacente per amministrativi e docenti.
Ci sono iniziative che meritano di essere proseguite, ma in questo come sull’Università tematica bisogna criticare errori e valorizzare le buone pratiche.

Riccardo Leonardi
Si presenta come nato in un mondo diverso, avendo studiato e lavorato all’estero ed essendo arrivato a Brescia 25 anni fa.
Ha partecipato alla costruzione dell’Università e sente il dovere di risvegliare i valori fondamentali che permetteranno di rifondare la nostra solida economia.
Pur apprezzando il lavoro di Pecorelli ed il suo ottimo fine, vorrebbe cambiare completamente il metodo adottato. Costringere persone di estrazione e provenienza diversa a lavorare su un unico progetto tematico può non dare buoni frutti, ma il progetto va tenuto presente permettendo a tutte le componenti di costruire la propria visione di università, restando uniti.

Maurizio Memo
“Ho riflettuto sulle domande e sul concetto di discontinuità e continuità e mi sono venute in mente le convergenze parellele…”
Ma poi chiarisce che il progetto Pecorelli va continuato perché è molto innovativo e ci ha fatto fare un salto di qualità. Secondo il professore non è rilevante che non coinvolga tutti, perchè non si può bloccare qualcosa che va aldilà. Per l’internalizzazione, per i rapporti con le autorità esterne e per la formazione i tentativi vanno continuati.
Certamente ci vuole autocritica, ma il nuovo mandato, con l’esperienza del passato, deve costruire qualcosa di nuovo: non sarebbe onesto fermarsi, ma addirittura sarebbe diabolico tonare indietro.

Alessandro Padovani
“Indipendentemente da tutte le critiche che si possono fare, non parlerò di Pecorelli”.
Snocciola classifiche e sottolinea che l’Università di Brescia ha scalato tutte le graduatorie, indipendentemente dal coordinatore e nonostante la scarsità di risorse. Questo si deve alla comunità di chi ha fatto ricerca e progetti.
Il progetto non è stato sempre capito, è lo scopo, il pretesto per mettere insieme diverse realtà. La continuità non è verso Pecorelli, ma verso la comunità. È necessario però essere più funzionali e comunicare meglio con l’esterno, con il territorio per far conoscere il progetto nella globalità.

Saverio Regasto
Non è innamorato della contrapposizione tra continuità e discontinuità. Nessuna comunità può essere discontinua. Meglio l’idea di cambiare passo.
Lasciamo ciò che non è positivo. Poi a beneficio di chi è innamorato della musica classica racconta un apologo. Il presidente di una grande azienda riceve un invito per un concerto in cui sarebbe stata eseguita la Sinfonia n. 8 di Schubert, detta l’incompiuta. Il presidente non potendo assistere manda al suo posto il giovane direttore, rampante bocconiano molto social, che il giorno seguente stila un report molto preciso in cui critica la non economicità dell’esecuzione e dà suggerimenti con i quali Schubert avrebbe potuto tranquillamente portare a termine l’incompiuta.
“Vorrei vivere in un paese e in un ateneo dove l’Incompiuta potrebbe essere ascoltata così com’è.”

Emilio Sardini
Il professore ci ricorda che non possiamo vedere tutto in bianco o nero, che la situazione è più sfumata.
Poi la mette sul pratico elencando precise azioni che vorrebbe compiere e parla di quota premiale dei finanziamenti, doppi titoli, finanziamenti MIUR che andranno scemando,e reclutamento dei professori.
Purtroppo per lui la regola dei tre minuti non gli lascia scampo.

Claudio Teodori
I termini continuità e discontinuità non gli piacciono di solito perché sottintendono una conflittualità, ma noi abbiamo altre finalità (non vogliamo cambiare tutto perché niente cambi). Si domanda chi vogliamo essere nel futuro senza guardare eccessivamente al passato. Siamo in Lombardia, c’è molta offerta e quindi competizione, dobbiamo crescere anche se la nostra graduatoria è molto buona. Sono state fatte tante cose negli ultimi anni, dobbiamo valorizzare i risultati e correggere gli errori.
Elementi fondamentali per il futuro sono il dialogo e l’ascolto.

Maurizio Tira
La continuità è doverosa, è stata positiva la spinta alla crescita, all’internazionalizzazione. La lettura critica del passato è che l’università deve mantenere la sua qualità di universitas di sapere.
Il progetto strategico non deve assorbire tutte le risorse, non ci deve essere applicazione di un rigido schema alle risorse ma la loro valorizzazione (anche del personale tecnico). La comunità dei direttori deve essere ricostituita, va fatta attenzione ai profili delle persone e ai giovani ricercatori.


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