Il mutuo A e il mutuo B


Scritto da admin | giovedì, 5 giugno, 2014


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Poca trasparenza sui mutui del Comune di Brescia e il Consiglio comunale non ne sa nulla. L'intervento di Francesco Onofri

Succede a tutti di sbagliare, di leggere male le carte e di prendere una decisione fondata su conteggi o presupposti errati.
Succede anche ad un Comune, soprattutto con tutte quelle regole e regolette che cambiano ogni minuto.
Può così succedere che si decida di impostare la politica della città vendendo azioni di A2A e di Centrale del Latte per 70 milioni di euro per alleggerire in quella misura un “mutuo A”, aperto per pagare metropolitana con la Cassa Depositi e Prestiti dalla società Brescia Infrastrutture S.r.l., che è al 100% del Comune.
E succede però di accorgersi in seguito che per estinguerlo si debbano dare 50 milioni di indennizzo o “penale” alla Cassa.
Una cifra folle, da usura.
Può accadere quindi di decidere di estinguere per pari importo il “mutuo B”, in carico al Comune, ma meno oneroso perché la penale è “solo” di 9,5 milioni.
Se tutto ciò accade, il rispetto dei ruoli impone allora che si dica ai cittadini: “C’è stato un errore. Ce ne siamo accorti tardi. Abbiamo rimproverato gli uffici e Brescia Infrastrutture per non avercelo detto prima. Ci scusiamo”.
Questo avrebbe dovuto verificarsi e il problema sarebbe stato risolto.
E invece no.
Perché invece in commissione il 9 maggio e in Consiglio il 12 maggio ci hanno detto che era colpa dell’andamento dei tassi se la penale del “mutuo A” di Brescia Infrastrutture era passata da 9 milioni (dicembre 2013) a 50 milioni (fine aprile 2014).
Lo hanno scritto anche i giornali.
E siccome, tra l’altro il “mutuo B” del Comune non ammette estinzioni parziali, nella variazione del bilancio che si è resa necessaria (per riportare in previsione i ricavi dalle vendite di A2A e di Centrale del Latte  sul Comune e non più sulla società) ci hanno chiesto di votare anche l’accensione di un nuovo mutuo con una banca.
E’ infatti indispensabile che qualcuno ci presti - a condizioni economiche che devono per legge essere migliorative rispetto al mutuo che si chiude – i soldi necessari (107 milioni) per raggiungere la cifra che serve per estinguere in anticipo ed interamente quel mutuo, non bastando certo per farlo i denari che incasseremo (si spera) dalle cessioni delle partecipazioni.
Sia nella commissione bilancio del 9 maggio, sia durante la seduta del Consiglio avevo chiesto chiarimenti.
Mi pareva impensabile che, a condizioni di mercato e di tassi stabili, i costi per indennizzi o penali per estinguere un mutuo fossero passati da 9 a 50 milioni in quattro mesi. Un decreto Ciampi del 1998 che ci era stato indicato come la norma che fissa questo indennizzo non portava a risultati così irrazionali.
Siccome i chiarimenti non ci sono stati, ho votato contro.
Ed ecco ieri il fatto nuovo, grave.
Su insistenza del consigliere Gallizioli che si è fatto portavoce anche dei miei dubbi finalmente veniamo ricevuti in Comune.
C’erano con noi due anche i consiglieri Maione, Nini Ferrari, e Margaroli.
Era presente il vertice della dirigenza del Comune pressoché al completo: il Direttore Generale Triboldi, la Segretaria generale Barilla, il capo di Gabinetto del Sindaco Brambilla e soprattutto il Ragioniere Capo Beltrami. Il quale assumendosi la responsabilità ci dice che in realtà anche a dicembre chiudere il mutuo di Brescia Infrastrutture sarebbe costato 50 milioni ma che, in base ai dati a sua disposizione, all’epoca non se ne erano accorti.
Morale: l’assessore ci ha venduto il cambio di rotta come conseguenza di eventi sopravvenuti (un incremento imprevisto della penale da 9 a 50 milioni) mentre in realtà non c’è stato nessun evento sopravvenuto perché le cose stavano così anche prima, ma non lo sapevano e se ne sono accorti solo dopo averci fatto votare il bilancio preventivo a fine marzo che così a maggio abbiamo dovuto variare.
Sono molto seccato che sia stata data ai consiglieri di maggioranza e minoranza una rappresentazione non veritiera della realtà e che solo per un mio dubbio e per l’insistenza di Nicola Gallizioli sia emerso un errore che altrimenti sarebbe passato alla storia come una colpa delle bizzarrie del destino.
Non si trattano così né l’organo che rappresenta i cittadini, né la stampa e i cittadini stessi che scrivono e leggono in buona fede quello che viene riferito.
E poi c’è lo scenario più rischioso: se da una parte vendiamo il 2,5% di A2A e Centrale del Latte, ma dall’altra non si trova nessuna banca che ci presti i soldi che mancano per estinguere totalmente  il “mutuo B” del Comune (a condizioni non di mercato ma rigide, perché devono essere per legge migliorative del mutuo attuale, compreso l’onere della penale di 9,5 mln.) allora in quel caso, per niente improbabile, fallirebbe miseramente l’obiettivo principale dell’azione del Comune, che era vendere parte dei “gioielli di famiglia” per pagare i mutui e liberare risorse nella parte corrente della spesa equivalenti a rate annuali da 5,5 mln all’anno per i prossimi vent’anni.
Non solo, perché se la Cassa non cambia idea e non ci consente di fare un’estinzione anticipata parziale del “mutuo B”, ci troveremmo ad avere la liquidità per 70 mln incassata dalle cessioni, ma immobilizzata e totalmente infruttifera nella tesoreria centrale dello Stato, che per legge è la stessa Cassa DD.PP. che non ci dà un euro di interessi, e che però da noi li pretende, eccome.
E intanto non incasseremmo più i circa 3 milioni all’anno di dividendi che in media quelle partecipazioni ormai vendute ultimamente ci avevano dato, mentre gli interessi del mutuo dovremmo pagarli ancora tutti per intero come oggi, e a questo dobbiamo aggiungere che quei soldi non potranno nemmeno essere utilizzati per abbattere le tasse.
Risultato: una scommessa davvero pericolosa con i soldi dei cittadini.

Francesco Onofri


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