Le palle di Arnaldo: Breshanghai


Scritto da admin | lunedì, 14 aprile, 2014


Vota Articolo:
9 Voti



Rubrica similseria a cadenza sconosciuta, qualcuno dice sia l'informazione libera. La rubrica utilizza un linguaggio esplicito e diretto ed è frutto di fantasia e immaginazione.

Ho visto cose che voi bresciani non potreste immaginarvi, cubi bianchi in largo Formentone, e ho visto i raggi blu balenare nel buio al parco dello sport. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.
In Blade runner il monologo si conclude con “Time to die”, tempo di morire, ma siccome qui non si parla di Los Angeles ma di Brescia, chiudiamo con “Time to lie”, tempo di dire bugie.
La settimana scorsa infatti è uscito il risultato dell’ennesimo concorso di idee di architettura; stavolta per il recupero della ex-caserma Serafino Gnutti. Finalità: trasformarla in 7.000 mq di abitazioni di lusso da immettere sul mercato. Budget previsto: 15 milioni di euros. La cosa pare talmente fuori mercato che persino il santo protettore degli agenti immobiliari lampadati, San Roberto Carlino, avrebbe dichiarato “voi vendete sogni, non solide realtà”.
Infatti, puntualmente, il responsabile del bando si schermisce dichiarando che “I progetti arrivati rimarranno a disposizione della società anche se rimarranno su carta”, che tradotto vuol dire “non facciamo un cazzo, però intanto abbiamo qualche render da mettere sul giornale e una settantina di progetti al prezzo di uno, poi si vedrà”.
Sì, perché in Italia quando si parla di concorsi di idee la probabilità che il progetto si realizzi è pari a quella che aveva Alvaro Vitali di farsi Edwige Fenech nei b-movies degli anni 80. Al massimo gli era consentita una sbirciatina dal buco della serratura mentre lei si faceva la doccia. C’è da dire che a noi bresciani è andata meglio che a Pierino, perché l’aiuola non solo l’abbiamo vista ma anche toccata; non quella di Edwige per carità, ma quella che Paroli presentò in pompa magna in corso Zanardelli, di fronte all’ex cinema Crociera, unica grande opera rimasta della sua indimenticabile amministrazione.
Per il resto da una decina d’anni viviamo dentro Matrix, in una città che non si chiama Brescia ma Breshanghai.
Grandi opere in realizzazione e modernità al cubo: il cubo bianco in largo Formentone per esempio, oppure il parcheggio sotto il Cidneo, il parco dello sport, la funivia per il castello, la sede unica del comune progettata da Libeskind, la nuova sede del Gdb sempre di Libeskind (ci prendiamo pure il lusso di prendere per il culo le archistar). Qualcuno ha persino festeggiato lo scudetto della squadra cittadina nel nuovo stadio a Montichiari. Per non parlare degli abitanti della Tintoretto che dopo esser sopravvissuti alla demolizione han visto l’edificio trasformarsi in una torre giardino di lusso.
Ma le bugie hanno le gambe corte, e il Ministero per la trasparenza, in collaborazione con le pari opportunità, ci consente di fare una scelta: pillola azzurra e domani ti sveglierai in camera e crederai che tutto quello che hai visto sia vero, pillola Freccia Rossa e torni nel mondo dei centri commerciali e della realtà.

 



Commenti