Le palle di Arnaldo: Centrale del latte


Scritto da admin | martedì, 18 marzo, 2014


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Rubrica similseria a cadenza sconosciuta

Qualche giorno fa a Brescia è stato presentato l’atteso sequel de “Il tè nel deserto”, il capolavoro cinematografico di Bertolucci, dal titolo: “Il latte nel deserto”.
La vicenda si svolge tutta all’interno di una casa d’aste dove un battitore, per tutta la durata del film, tenta di vendere il 46% della Centrale del Latte cittadina. Il film fa il verso al cinema norvegese della tv NRK, dove per diciassette ore non succede nulla. Infatti il battitore d’asta parla per ore e ore ad una sala vuota. Non mancano però riferimenti al cinema più elevato.
La scena iniziale, quella dove il sindaco e l’assessore al bilancio si trovano in una stanza piena all’inverosimile di gente interessata all’acquisto, è un chiaro omaggio al cinema Kubrickiano.
La gente infatti non è reale, ma si tratta di una visione onirica identica a quella vissuta da Jack Nicholson al bar dell’Overlook Hotel in Shining, e causata, ma lo si scoprirà solo alla fine, da un cappuccino bevuto in mattinata al Korova milk bar, lo stesso di Arancia Meccanica, fatto a loro insaputa con il latte Più anziché con quello di Centrale.
Questo essere indotti all’errore verrà da loro imputato ad un’organizzazione segreta che puntava all’acquisto al ribasso delle azioni in una seconda asta. Il barista del Korova milk bar, infatti, confesserà di essere stato obbligato a drogarli da un certo Casaro Soze (ricordate il Kaiser Soze de I soliti sospetti?), capo di un’organizzazione di caseifici clandestini che vogliono impadronirsi del mercato dei latticini a prezzi stracciati. I due cadranno così in errore una seconda volta perché in realtà Casaro Soze non esiste, ma si tratta di un’invenzione del barista che non voleva rogne per la sua attività.
Ripetutamente ingannati i due annunciano che non ci saranno altre aste e che si procederà quindi con trattative private, ma il film a questo punto si interrompe e lo spettatore viene lasciato col dubbio se la vendita sia andata a buon fine o no. Il Mereghetti afferma che il finale va interpretato secondo la “fenomenologia dello spirito” Hegeliano, Morandini invece invita a cercare nel concetto di inganno Shakespeariano, i fan di Guerre Stellari sperano in una una saga.
Da notare infine la chiusura in stile Apocalypse Now, con il sindaco che, di fronte ad un bicchiere di latte, dice: “l’errore, l’errore….”.


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