Il Comune fa causa a Cassa depositi e prestiti


Scritto da administrator | mercoledì, 27 dicembre, 2017


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Nessuno lo dice ma Piattaforma civica ha fatto anche stavolta la sua parte. Vi raccontiamo come.

Fa sempre piacere quando la Giunta ascolta e fa propri i suggerimenti della minoranza.
Non accade spesso, e, quando accade, deve essere segnalato.
Specie se la partita è importante.
E questa lo è, trattandosi della causa contro la Cassa Depositi e Prestiti che il Comune tre giorni prima di Natale ha annunciato essere ormai in procinto di iniziare.

Sin dal 2015 la Giunta aveva nel cassetto un parere giuridico che sconsigliava di intraprendere un giudizio contro CDP perché, essendo il testo della clausola penale imposto da un decreto ministeriale del 2003, non sarebbe stato possibile “smontarla” o farla invalidare da un giudice.

Piattaforma civica non la pensava così e lo scrisse su questo blog nel giugno 2016, il titolo era: Mutuo della metro: tanto pagano i nostri figli (leggi qui)


E dopo un’esplicita sollecitazione rivolta durante il Consiglio comunale del giugno 2016 dalla vicepresidente della commissione bilancio Diletta Scaglia (PD) al nostro consigliere Onofri perché desse un proprio contributo al tema giuridico del mutuo, e dopo che l’assessore Panteghini in quella stessa occasione aveva detto che gli approfondimenti giuridici sarebbero stati ben accetti “a 360 gradi”, Piattaforma civica si è messa all’opera.
E così, dopo un confronto interno al nostro gruppo di lavoro sui temi economici, a luglio del 2016, il consigliere Onofri ha presentato all’assessore Panteghini uno scritto con le riflessioni, anche giuridiche, che evidenziavano le ragioni per poter fondatamente contestare la penale e in quella occasione il consigliere Onofri ha messo in contatto la Loggia con una società di consulenza veronese specializzata che gli era stata indicata come competente e affidabile (la CFO Solutions).

In quelle prime battute il nostro consigliere è stato anche coinvolto in un paio di incontri in Loggia sul tema. Lo scopo di tutto ciò era quello di superare lo scoglio del precedente parere e indurre il Comune a iniziare la causa.

Oggi l’obiettivo di Piattaforma può dunque dirsi raggiunto, visto che nella conferenza stampa del 22 dicembre 2017 il Sindaco, gli assessori Panteghini e Manzoni e il presidente di Brescia Infrastrutture, Fabio Lavini, hanno annunciato che, fallita la mediazione con CDP, fallite le strade politiche, è stato scelto l’avvocato cui affidare l’incarico, il prof. Daniele Maffeis, e la causa avrà presto inizio.

Non sarà facile vincere e troveremo dall’altra parte una difesa accanita e qualificata.
Ma anche per questo, trattandosi di una questione su cui si deve far fronte comune, spiace constatare che nelle notizie apparse su  Bresciaoggi, Corriere e Giornale di Brescia e Teletutto non ci sia purtroppo traccia del nostro apporto, sebbene sia stato probabilmente determinante per far cambiare idea alla Giunta, che solo dopo le nostre sollecitazioni - che vuol dire solo dopo tre (costosissimi) anni dal suo insediamento - ha affrontato il problema, e solo dopo quattro e mezzo inizia ora la causa in Tribunale.

Tanto che sia stata solo una dimenticanza, quanto invece un’omissione voluta, vogliamo porvi rimedio e dirlo noi a chi ci legge e a chi ci ha votato. In modo che ciascuno possa giudicare azioni e omissioni.


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Per approfondire.
L'oggetto del contendere è il mutuo da 124 milioni di euro che Brescia Infrastrutture S.r.l., società al 100% comunale, stipulò nel 2012 facendosi prestare 124 milioni di euro da CDP, soggetto pubblico la cui mission è “in teoria” quella di agevolare gli enti locali nel finanziare le proprie opere.

Ed è una causa che vale decine di milioni di euro.
Infatti, il tasso (fisso) di quel mutuo all’epoca conveniente è ormai da molto tempo fuori mercato e costa al Comune ogni anno importi spropositati di interessi (originariamente fissato al 5.69%, il tasso nel 2016 è stato portato al 5,27%, a seguito di un accordo sull’allungamento dei tempi del mutuo dal 2037 al 2045). Si tratta di un tasso doppio rispetto a quelli di mercato che in valori assoluti equivale, in questa fase del mutuo, a circa 3 milioni di interessi all’anno in più.
Il punto è che se il Comune vuole esercitare il proprio diritto di recesso, previsto dal contratto e dalla legge, cioè il diritto di liberarsi da questo mutuo costosissimo e proseguire il finanziamento con una banca privata a tassi di mercato, deve pagare una “penale”.
E questa penale, in base al contratto, ha un perverso meccanismo di calcolo indicizzato, per cui il suo ammontare è talmente elevato da rendere di fatto impossibile il recesso: alcuni mesi fa la penale ammontava, infatti, a 81 milioni, a fronte di circa 110 milioni di capitale residuo, comunque da restituire a CDP.

 

 


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