Sempre più anziani e sempre meno bambini


Scritto da administrator | lunedì, 20 marzo, 2017


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Una riflessione dopo la pubblicazione degli indicatori demografici di Istat

All’inizio di Marzo l’Istat ha reso noti gli indicatori demografici per il 2016. Perché occuparcene? Perché la fotografia del nostro Paese (e Brescia è nella media seppur con qualche distinguo) che emerge da questi dati non è per nulla confortante.
Due dati emergono in particolare: il numero dei nuovi nati (474 mila) ha toccato il livello più basso da quando l’Italia è uno stato unitario e il numero di connazionali che hanno scelto di trasferirsi all’estero ha toccato quota 115 mila unità (triplicato dall’inizio della crisi). Questi dati si riassumono in una sola parola: sfiducia.
Un Paese nel quale nascono sempre meno bambini e sempre più persone scelgono di trasferirsi all’estero è un Paese che non è più capace di guardare con fiducia al futuro. Una politica che non si preoccupi seriamente di come intervenire per invertire questa tendenza e ragiona solo di legge elettorale difficilmente potrà fare qualcosa di buono per la propria comunità. Questi dati indicano un declino che non è solo demografico, ma anche economico (la crescita economica è collegata a quella demografica). Ecco che allora dobbiamo riflettere su questo fenomeno, per comprenderne le ragioni e le scelte che possono aiutarci ad invertire la tendenza. Di seguito propongo alcuni spunti di riflessione.

Il calo delle nascite. Non è più rinviabile una revisione radicale del nostro welfare, anche a livello comunale e provinciale, che metta al centro la famiglia e un sostegno alla natalità. Un sistema, organico e continuativo nel tempo, di servizi offerti alle giovani coppie e di sostegno economico alle famiglie con figli nei primi anni di vita può invertire la tendenza, come dimostra il Trentino-Alto Adige che, grazie a simili interventi, è in netta controtendenza rispetto al resto del Paese. Il problema non è molto sentito dalla pubblica opinione, come sottolinea il demografo prof. Livi Bacci, e proprio per questo una politica seria e responsabile deve pensare e proporre soluzioni che non si limitano ai problemi più contingenti e sentiti dai cittadini, ma che indicano orizzonti e prospettive.

L’emigrazione. Il dato sull’emigrazione sottolinea che cresce il numero delle persone che non vede la possibilità di costruire il proprio futuro nel nostro Paese. Per quanto riguarda Brescia, deve diventare una priorità riuscire ad attivare tutte le risorse possibili per rendere la nostra città più attrattiva, in particolare nel campo dell’università e della ricerca, anche con collaborazioni e sinergie tra pubblico e privato. Non possiamo più perdere tempo. Soprattutto, e ritorno ad un tema a me particolarmente caro, non illudiamoci che sia solo un problema di risorse: finché i nostri giovani si dovranno confrontare, nei settori più diversi (come non pensare in particolare alla sanità?), con un sistema in cui l’essere inseriti in un cerchio di relazioni conta più dell’impegno e dei buoni risultati, la decisione di guardare all’estero sarà una scelta quasi obbligata.

Il compito della politica in questo delicato momento è quello di non arrendersi, di continuare a proporre una via per un futuro migliore, con idee e programmi chiari ma al tempo stesso ambizioni. Le soluzioni facili e veloci, applicate a problemi complessi come quelli appena affrontati, sono sempre quelle sbagliate.

GB

 


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