Francesco Onofri
 
 
 
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Francesco Onofri  

È nato a Brescia il 2 agosto del 1965. Ha un fratello e due sorelle. Si è sposato nel 1992 con Angelica Rovetta. Insieme hanno avuto tre figli: Lodovico, Lucia e Giuseppe, di 18, 15 e 10 anni. Ha conseguito la maturità classica al Liceo Ginnasio Arnaldo di Brescia nel 1984, dove è stato eletto per due anni rappresentante degli studenti in Consiglio di Istituto.

Si è laureato in giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano nell’ottobre del 1989, con una tesi sui contratti pubblici. È avvocato dal luglio del 1992, cassazionista dal 2004 e si occupa di diritto civile e amministrativo.

Nei primi anni della professione ha avuto alcuni impegni universitari sia presso l'Università Cattolica di Brescia che presso l'Università degli Studi di Brescia, come cultore della materia. Collabora da anni con la scuola forense dell’ Ordine degli avvocati di Brescia. Non si è occupato attivamente di politica fino al 2008, quando si è candidato alla carica di sindaco con una lista civica indipendente.

Da quella positiva esperienza (oltre 3.000 voti in poco più di un mese di campagna elettorale) è nata Officina della Città, associazione di cui tuttora è consigliere e che ha presieduto per tre anni, sino alla costituzione nel 2011, insieme a Civica Brescia, di Piattaforma Civica, formazione che oggi presiede.

È da molti anni consigliere di amministrazione della CCDC, Cooperativa Cattolico democratica di cultura. Nel tempo libero ha praticato da sempre e sino al 2011 l'atletica leggera, vincendo nel 1984 i campionati italiani juniores di decathlon, vestendo la maglia della nazionale under 19. Nel 2008 ha vinto la medaglia d’argento agli Europei di Atletica Master di Lubiana nel decathlon over 40.

È stato presidente e dirigente della Pallavolo Arnaldo, fondata nel 1991 e salita sino alla serie C. Ama la musica, suona da dilettante il pianoforte. Vive al Carmine.

Dichiarazione dei redditi di Francesco

La candidatura

MI CANDIDO

Mi presento come candidato sindaco per il 2013 Il nostro percorso è conosciuto. A novembre dell’anno scorso Piattaforma civica si è presentata con il preciso scopo di unire le forze. Tre formazioni civiche – Officina della città, Civica Brescia ed Ecologisti e reti civiche – anche se diverse tra loro hanno deciso di fare un percorso insieme unite dal desidero di proporre una nuova idea di governo della città. In questi ultimi mesi non abbiamo solo pensato e riflettuto. Abbiamo avuto sia incontri pubblici (l’incontro sul metro di Rennes, sulla sicurezza con C.A Romano, il Pecha Kucha, l’incontro con Oscar Giannino e Carlo Scarpa su A2A e l’economia; con le associazioni sportive; con Monica Frassoni; sulle mafie con la visita nelle carceri della città), sia incontri con i cittadini. Abbiamo lavorato alla costruzione di un disegno di governo dando vita a gruppi di lavoro su alcune aree tematiche, allargati anche alla competenza di cittadini amici di Piattaforma Civica. Un programma da elaborare poi con confronti sempre più serrati nei prossimi mesi, anche con questionari e sondaggi in mezzo alle persone. Il programma deve infatti essere frutto anche di un confronto, di un dialogo, di una raccolta di idee e bisogni cui rispondere. Uno di questi gruppi si è occupato della situazione economica della città attraverso un confronto anche con il rag. Francesco Falasco (ragioniere capo del Comune di Brescia per lunghi anni) che, pur non facendo parte della nostra formazione, ha dato la sua disponibilità ad aiutarci a leggere anche in prospettiva i conti del Comune. E sono conti preoccupanti I bresciani dovranno imparare a fare a meno di almeno 70 milioni di euro all’anno e dovranno farlo in un periodo di ristrettezze e di grave crisi. E di fronte a questo scenario economico e sociale com’è lo scenario politico locale? Nel 2008 l’area del centro destra votò Paroli L’area del Pd + Sel votò Del Bono L’area riformista socialista votò Laura Castelletti. E i nomi che i partiti esprimono sono ancora gli stessi, e soprattutto sono nomi di persone che sono in politica da quando avevano i calzoni corti. Da quando c’erano la DC e il muro di Berlino. Sono i nomi giusti per affrontare il clima di crisi e di ostilità verso la politica dei partiti?

IL DITO E LA LUNA

Abbiamo invitato Oscar Giannino due mesi fa perché sentiamo assonanza con il sue idee di rinnovamento. Altri hanno invitato in questo periodo in città altre personalità che sui partiti hanno detto cose verissime e incontestabili Valerio Onida alla Fest’Acli di fine giugno ha detto: “I partiti non sono più in grado di formare una nuova classe dirigente”. Lucia Fronza Crepaz (del movimento dei focolari, già parlamentare per sette anni, della DC e del PPI, fino al 1994) a metà giugno al Centro Paolo VI ha detto: “Oggi la politica nella sue istituzioni, soprattutto nei corpi intermedi più tipici, cioè i partiti, gli attuali partiti, risulta non essere più capace di autoriformarsi”. Questa è la realtà dei partiti. Il rinnovamento dei nomi non è una questione personale. È una questione di necessità e di fiducia. Di necessità, perché ci sono delle regola da seguire necessariamente quando delle relazioni non funzionano. E oggi le relazioni tra cittadini e politica sono malate. Per provare a guarirle la necessità oggi è il ricambio. E’ poi una questione di fiducia. Piaccia o non piaccia, esponenti di lungo corso dei partiti e quindi di un sistema che ha fallito non possono pretendere che venga dato loro il compito di risanare quello stesso sistema e di ricreare la fiducia che non c’è più.Che fiducia si può dare a chi per decenni ha dato alla politica e dalla politica ha ricevuto, e non smette? Se non smette è chiaro che è più quello che ha ricevuto di quello che ha dato e che vuol continuare, perché ha più onori che oneri. Tutti conoscono poi il proverbio del dito e della luna: “quando il dito del saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito”. In politica suona invece così: “quando il dito del politico indica la luna, l’elettore, che è saggio, guarda la luna ma guarda anche il dito”. E si chiede: di chi è questo dito? Da quanto tempo sta lì? Perché fino a poco tempo fa indicava un’altra luna e adesso ha cambiato idea? Chi si nasconde dietro al dito? I politici nel chiedere fiducia devono cioè lasciarsi fare ogni giorno dagli elettori gli esami del sangue, le radiografie, la risonanza e la TAC. Il politico deve esser trasparente per poter chiedere fiducia.

PRONTI A GOVERNARE

Le tentazioni di sostituire il vecchio con un nuovo improvvisato e di fare grandi appelli etici, che rimangono sulla carta senza approdare a niente, sono tutte e due presenti in questi momenti di crisi. Ed invece noi vogliamo essere un laboratorio che escluda questa duplice tentazione. Brescia ha già conosciuto in passato laboratori politici. In questo laboratorio che proponiamo oggi vogliamo usare come ingredienti due “novità” del quadro politico attuale. E in realtà più che novità si tratta di elementi ricorrenti, e segnalatori di crisi. La prima è quella delle competenze al governo. La parte più positiva del “montismo”. La seconda è il desidero di partecipazione dal basso: il movimentismo, le iniziative referendarie, la rete come luogo per la partecipazione politica. Anche il civismo è un campanello di allarme, segnala un’inefficienza della politica dei partiti, è una valvola di sfogo di un sistema chiuso, in crisi e sotto pressione. Ma noi vogliamo essere non un movimento che è solo sterile conseguenza della malapolitica, che “dipende” dalla crisi della politica dei partiti senza andare oltre, che si fa condizionare. Vogliamo essere un movimento che guida, che propone un progetto “alto”, forte, di buon governo. Non vogliamo e non possiamo essere schiavi dei partiti, perché vogliamo essere “civil servant”. E non si possono servire due padroni. Ogni volta che mi sono sentito chiamare dagli esponenti dei partiti che mi hanno chiesto un’alleanza - ma in realtà di diventare una loro stampella, un loro cagnolino al guinzaglio - io ho sentito la repulsione, perché mi sono sentito di tradire la missione che noi di Piattaforma civica insieme abbiamo vissuto e stiamo vivendo, che è quella di portare un vero rinnovamento. Abbiamo dunque l’ambizione di guidare, di governare questo momento storico, con visione e lucidità. È l’ambizione di indicare la strada di un governo della città ”di salute pubblica”, trasversale, in grado di affrontare un quinquennio difficilissimo. Un’alleanza che metta insieme il meglio del Palazzo con il meglio della città. Può sembrare eretico ma è probabilmente invece l’unica strada che abbia un minimo di probabilità di portarci fuori dal tunnel in cui ci troviamo. Non deve essere un incrocio tra partiti vecchi e nuovi. Ma un’alleanza tra la parte buona del palazzo e la società. Questo laboratorio potrebbe non essere nemmeno più chiamato civico, aggettivo ormai logoro e vecchio, usato ed abusato da tutti, come fosse una foglia di fico per nascondere cose di cui vergognarsi. Questo potrebbe essere invece “il partito della città”. Per funzionare, lo ripeto, dovrà avere una fortissima e marcatissima dose di ricambio: solo nomi nuovi creano dinamismi nuovi, nuove logiche, nuovi piani, nuovi metodi, nuovi obiettivi, nuovi modi di veder le cose ed affrontare problemi, nuove relazioni tra chi governa e i cittadini. Solo un nome nuovo potrà chiedere ai cittadini sacrifici o chiedere il loro aiuto in modo credibile. Perché potrà dire: “neanche io c’entro con questi guai, neanche io ne ho colpa. Aiutatemi a risolverli”. I meno giovani sono preziosi con la loro esperienza e dovranno anzi mettersi a disposizione – esser anche loro “civil servants”, anche se in ruoli di secondo piano ma perciò di generosa messa a disposizione delle loro qualità. Dunque lo slogan è: “partiti, rinnovatevi! e governiamo insieme”. Se non vi rinnoverete, quello che noi vogliamo fare lo faremo da soli.

IL BAMBINO CHE NASCERA'

C’è un’immagine che vorrei usare per spiegare bene che cosa significa oggi rinnovamento nella politica. Molti ricordano il film “Fantasmi a Roma” con Eduardo De Filippo, Mastroianni, Gassman, sceneggiatura di Ettore Scola ed Ennio Flaiano e musiche di Nino Rota. I fantasmi di antichi personaggi girano per Roma con un mantello sulle spalle e nessuno li vede. Nel film c’è anche un bambino. Ecco. Quando i politici parlano dovrebbero pensare che accanto a loro c’è seduto un “bambino fantasma”, che nessuno vede. Ma non un bambino del passato, un bambino che deve ancora nascere. E che venendo dal futuro la sa lunga. E a quel bambino i politici dovrebbero sempre chiedere che ne pensa di loro e delle loro decisioni. Una specie di “Autority dei non nati”. Magari gliel’avessero chiesto a quel bambino che ne pensava, quando i politici (e i sindacati) mandavano in pensione i trentenni, o stampavano debito pubblico con leggerezza spostando sulle spalle dei figli il peso necessario per pagarlo, o quando devastavano l’ambiente e il territorio con colate di cemento o discariche. Oggi questo bambino direbbe ai vecchi politici: “avete dilapidato il mio futuro, fatevi da parte”. E direbbe: “Se state pensando alla vostra carriera politica, al prossimo posto che occuperete, se la vostra preoccupazione è distribuire o restituire favori a spese mie o se avete vissuto da sempre in un sistema che così si comporta e per il quale “è naturale” ed “è inevitabile” che tutto questo accada, mi spiace ma io il mio voto dal futuro non ve lo do” E magari direbbe anche: “io la metropolitana non l’avrei fatta, ma adesso che c’è fatela andare bene per favore. Sono stanco di pagare io per voi”.

IL PATTO DEI 5 ANNI

Oggi faccio un patto con i cittadini. Un solo mandato di cinque anni. Nel 2013 cominciano gli ultimi cinque anni della mia attività politica per la città, sia che diventi consigliere, sia che diventi sindaco, perché in questo caso faccio il sindaco cinque anni e stop. Quello conta è l’intelligenza diffusa, libera, le qualità diffuse dei bresciani, la squadra, il progetto. E allora vuol dire che sarà nostro preciso obiettivo trovare in cinque anni qualcuno che poi vada avanti sul progetto al mio posto. È il testimone che corre non gli staffettisti. Non ci sono uomini né donne del destino. Io di certo non lo sono. Il sindaco non è insostituibile. Dopo cinque anni torno al mio lavoro. E poi per chiedere fiducia e non essere ipocriti occorre che sia chiaro a tutti che non scendo in campo per sostituirmi nel carrierismo politico a chi c’è oggi, per “rubargli” il posto e fare poi altrettanto. L’incantesimo della poltrona e del potere a volte mi fa paura. Troppi, insospettabili, ci sono cascati e “non riescono a smettere”. E allora oggi io mi lego al palo come Ulisse con le sirene.E lo dico forte, oggi, segnatevelo, 29 giugno 2012, il giorno dopo che Mario Balotelli ha mandato fuori dagli Europei la Germania con una doppietta. Così vi ricordate. Questa è la mia ultima conferenza stampa di presentazione della mia candidatura ad una carica politica, perché tra cinque anni smetto e mi dedico ad altre forme di espressione del mio desidero di fare qualcosa per la società e per gli altri.

CON I CITTADINI

Il bilancio del Comune avrà il 25% in meno di entrate? Il sindaco darà allora l’esempio e rinuncerà al 25% dell’indennità (creando un piccolo fondo per casi sociali urgenti) con ulteriore (doppio) patto con gli elettori: (1) dovrò tenere un piede nel mio studio di avvocato (qualche ora a settimana), anche perché se no, dopo, faccio fatica a mantenere la promessa di uscire di scena. (2) in cambio – simbolico - i cittadini mi offrono un pranzo a settimana. Il Sindaco entra nelle vostre case. Stringe le vostre mani, vi conosce, vi ascolta. Io porto il vino e il dolce. Il contrario di Adriano Paroli che ha ridotto al lumicino i tempi dedicati al ricevimento dei cittadini. Questo proprio glielo rimprovero perché è davvero in questo modo di fare il sindaco che si vede se c’è o non c’è la vocazione a farlo.

LE RISORSE UMANE DEL COMUNE

Ho fiducia nelle risorse umane del Comune, nei dipendenti comunali. Lo storico e proverbiale orgoglio aziendale di ASM può averlo anche il Comune e moltissimi dipendenti già ce l’hanno. Allora siccome vogliamo valorizzare e non mandare via nessuno di chi desidera essere parte di questo rinnovamento, la macchina (che costa in stipendi 80 milioni all’anno su 280 totali) va rivista, e se possibile dobbiamo rivedere e riorganizzare in modo efficiente. È una sfida. Occorre creare dove servono nuovi ambiti di azione dei dipendenti, che si occupino di cose oggi esternalizzate (come l’esattoria; o la consulenza ed i finanziamenti per l’efficienza energetica delle abitazioni attraverso una “ESCO” comunale) risparmiando così sugli appalti. Se poi dobbiamo vendere i gioielli di famiglia ed usare i soldi per ristrutturare e rimpicciolire la macchina di 1800 dipendenti e creare risparmi di spesa strutturali lo faremo. Ma il buon padre di famiglia deve vendere i gioielli di casa se il momento lo richiede. Anche i costi degli uffici pubblici, soprattutto e spese energetiche, vanno ridotti drasticamente rendendoli efficienti e autosufficienti. Come avviene altrove, anche in comuni piccoli, come Berlingo.

STOP A NUOVE COSTRUZIONI

Moratoria dei volumi: basta costruire nuovi edifici. Ce ne è una quantità sovrabbondante spaventosa. Si può costruire solo se si “bonifica” eliminando il vecchio. Si deve riqualificare, redistribuire i volumi esistenti in città demolendo il vecchio e inquinante per ricostruire bene, con tanto spazio aperto verde ed efficienza energetica, per dare valore all’esistente chiudendo il rubinetto da cui escono nuovi volumi. Le case dei bresciani non valgono più. Quanti bresciani stanno pagando pesanti rate di mutuo per case comprate quando valevano un sacco di soldi, mentre oggi va bene se valgono la metà? E il Comune in tutto questo cosa fa? Scrive un PGT che aumenta le volumetrie in modo massiccio e paga la “sede unica” degli ex magazzini generali stampando la carta moneta super inflazionata dei diritti edificatori, dati in conto pagamento a chi la costruirà, e abbattendo ancora di più il valore degli immobili esistenti.

HOUSING SOCIALE

Abbiamo migliaia di case vuote. Abbiamo però domanda di case popolari. Abbiamo anche per fortuna una rete straordinaria di fondazioni, enti di assistenza e beneficenza, del terzo settore, parrocchie, categorie di datori di lavoro, ecc. con risorse economiche a disposizione. Bene. Si può allora fare housing sociale facendo un bando doppio: uno per raccogliere case vuote idonee da affittare, e l’altro per gli inquilini, che avranno l’aiuto da parte di un ente, di un datore di lavoro di una fondazione che garantiranno il pagamento dei canoni o lo integreranno fino a raggiungere la cifra che il proprietario ha indicato come minima. Così non si spenderà un euro di denaro pubblico, non si consumerà altro territorio, si creeranno “buone relazioni” tra chi aiuta e chi è aiutato, e si farà un mix tra diversi ceti sociali nei vari quartieri, scongiurando il pericolo dei quartieri ghetto.

BIMBO CHIAMA BIMBO

Il Comune deve favorire il modello “bimbo chiama bimbo”: l’associazione che porta questo nome è di fatto costituita da un intero quartiere (Mompiano) che con centinaia di volontari aiuta e supporta le famiglie, con il baby sitting, con il guardaroba o il magazzino alimentare a basso costo, con l’accompagnamento a scuola (pedibus), con l’aiuto alle famiglie che hanno disagi in casa, con l’accoglienza e l’ascolto alle famiglie in difficoltà, ecc. Il Comune deve esportare questo modello, agevolarlo, aiutarlo con spazi, incentivi, coordinando e mettendo a disposizione anche proprio personale. Occorre imparare tutti a creare buone relazioni La città che sogno è quella dove ci sono buone relazioni tra le persone che ci vivono, e buone relazioni tra la politica e i cittadini. L’obiettivo è ambizioso. Noi siamo un piccolo, ma grande, esercito di cinquemila persone. Sono i voti dei nostri fedelissimi che abbiamo raccolto all’ultima consultazione elettorale. Possiamo solo crescere. Dobbiamo solo crescere. Si parte.

 

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